La sera, quella sera, era un insospettabile silenzio rotto solo dal tamburellare del vento sul vetro della finestra. È strano come il vento del nord porti i dolori di denti sbattuti coi denti e suoni al loro stesso ritmo. Quel vento, infatti, somiglia ad uno smagrito corpo che con le sue dita lunghe ed ossute, si diverte a suonare sui vetri delle case le canzoni struggenti degli uomini dell’est.
Questo avrebbe potuto pensare la donna chiusa dentro la casa, questa ed altre cose avrebbe potuto pensare ma nessuno voleva chiederglielo.
Tutti quelli che stavano in quella stanza pensavano solo al rumore assordante dei loro silenzi rotto dal ticchettio delle loro dentature. Non parlavano; avete mai provato a farlo mentre tremate dal freddo? Dalla bocca escono parole tremule, versi disarticolati che si piegano su se stessi rendendosi ancora più incomprensibili a orecchie abituate a sentire solo suoni di casa propria.
La donna, perché in ogni storia c’è sempre una donna, era seduta sulla sua brandina, nello spazio opaco di corpi che cercano di governare il bisogno e fissava un punto perduto nel vuoto, un lembo di intonaco superstite nella parete scrostata, il muro di calce e mattoni che separava la sua disperazione dalle disperazioni circostanti.
Intorno al quel brandello di intonaco giallo, la muffa aveva preso il potere tingendo di verde, ora più chiaro ora più scuro, i vecchi mattoni gialli di tufo messi uno sull’altro ad erigere muri, palazzi, prigioni.
Ci sono luoghi che non appartengono al mondo reale, si tratta di posti che diventano veri nell’anima delle persone, nelle loro vite, nelle esperienze quotidiane. Questi luoghi dello spirito sono dentro ognuno di noi, ci plasmano e trasformano il nostro tempo reale in un tempo virtuale, quello che ci permette di parlare di storie umane e raccontarle, quello che trasforma ogni giorno della vita di un uomo nei mille e mille nodi che un abile tessitore deve fare per realizzare un tappeto, i mille e mille nodi che agli occhi degli altri sono solo un intrecciarsi di stoffa, mentre rappresentano il progetto di una vita, di tutte le vite che in un modo o nell’altro si intrecciano in questo enorme tappeto, tutto al solo scopo di consentire al tessitore o al suo committente -Dio - di passeggiarci scendendo dal letto
]]>Quinta edizione della manifestazione letteraria che il comune di Desenzano del Garda e Arcilettore organizzano ogni anno.
Presso l’auditorium dell’ ITC-IPC L. Bazoli - M. Polo, Domenico infante ha incontrato gli studenti della città lombarda in un vivace e partecipato scambio di opinioni sul libro.
Appuntamento con i lettori a Palermo. Il 29/12/2007 presso la libreria Universitas in corso Tukory è stato presentato il volume “Cronache del Vicolo” ai lettori del capoluogo siciliano.Relatore della presentazione Nino Spitalieri della Comunità del San Saverio.


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]]>Si è trattato di un bel dialogo spontaneo, non costruito tra il giornalista, l’autore ed i convenuti, una quarantina di minuti in un contesto da moderna Agor , i portici di piazza Plebiscito, in cui alcune domande del giornalista e dei lettori hanno fatto si che emergessero aspetti inattesi del testo. È necessario a questo punto ringraziare Marco Prato, l’editore Scrittura & Scritture, la libreria Treves e tutti coloro che, con la propria presenza, hanno reso possibile questo incontro.


Nell’era di Internet il vicolo è una prigione, un budello stretto che taglia un pizzico di città in due, in quattro, in mille altri vicoli-prigioni. Nel vicolo si nasce, si muore, si finge una vita, un’altra; se ne vivono migliaia, fiato a fiato, uno sull’altro.
I due ragazzi arrivarono nel vicolo che era già sera, don Antonio il panettiere aveva già abbassato la serranda e pure Pascalino il salumiere. Solo il bar di don Saverio aveva ancora le luci accese; don Saverio era seduto al tavolino d’angolo, le luci basse e gli occhi incollati alla tazzina del caffè. A Napoli quella sera correva la lava dei Vergini, la pioggia battente aveva costretto il vicolo ad una chiusura anticipata, tutte le finestre erano chiuse.
Ogni finestra nel vicolo è una porta su un altro mondo; chiunque passi dal vicolo all’interno di una finestra, entra in un mondo diverso fatto di televisori accesi, di silenzi, di cene mute.
Il ragazzo aprì la porta del bar ed entrò senza parlare.