pubblicato il 18 Aprile 2008 alle 22:54
Ci sono luoghi che non appartengono al mondo reale, si tratta di posti che diventano veri nell’anima delle persone, nelle loro vite, nelle esperienze quotidiane. Questi luoghi dello spirito sono dentro ognuno di noi, ci plasmano e trasformano il nostro tempo reale in un tempo virtuale, quello che ci permette di parlare di storie umane e raccontarle, quello che trasforma ogni giorno della vita di un uomo nei mille e mille nodi che un abile tessitore deve fare per realizzare un tappeto, i mille e mille nodi che agli occhi degli altri sono solo un intrecciarsi di stoffa, mentre rappresentano il progetto di una vita, di tutte le vite che in un modo o nell’altro si intrecciano in questo enorme tappeto, tutto al solo scopo di consentire al tessitore o al suo committente -Dio - di passeggiarci scendendo dal letto
pubblicato il 22 Maggio 2007 alle 01:46
L’incipit
Nell’era di Internet il vicolo è una prigione, un budello stretto che taglia un pizzico di città in due, in quattro, in mille altri vicoli-prigioni. Nel vicolo si nasce, si muore, si finge una vita, un’altra; se ne vivono migliaia, fiato a fiato, uno sull’altro.
I due ragazzi arrivarono nel vicolo che era già sera, don Antonio il panettiere aveva già abbassato la serranda e pure Pascalino il salumiere. Solo il bar di don Saverio aveva ancora le luci accese; don Saverio era seduto al tavolino d’angolo, le luci basse e gli occhi incollati alla tazzina del caffè. A Napoli quella sera correva la lava dei Vergini, la pioggia battente aveva costretto il vicolo ad una chiusura anticipata, tutte le finestre erano chiuse.
Ogni finestra nel vicolo è una porta su un altro mondo; chiunque passi dal vicolo all’interno di una finestra, entra in un mondo diverso fatto di televisori accesi, di silenzi, di cene mute.
Il ragazzo aprì la porta del bar ed entrò senza parlare.