pubblicato il 28 Maggio 2007 alle 07:55
È stata una festa, la presentazione di Cronache del Vicolo. Alla Libreria Internazionale Treves, il giornalistas Marco Prato (della testata Napolipiù), alla presenza dell’autore, delle editrici Eliana e Chantal Corrado e di molti amici e lettori, hanno presentato il testo di esordio di
Domenico Infante.
Si è trattato di un bel dialogo spontaneo, non costruito tra il giornalista, l’autore ed i convenuti, una quarantina di minuti in un contesto da moderna Agorà , i portici di piazza Plebiscito, in cui alcune domande del giornalista e dei lettori hanno fatto si che emergessero aspetti inattesi del testo. È necessario a questo punto ringraziare Marco Prato, l’editore Scrittura & Scritture, la libreria Treves e tutti coloro che, con la propria presenza, hanno reso possibile questo incontro.


pubblicato il 22 Maggio 2007 alle 01:46
L’incipit
Nell’era di Internet il vicolo è una prigione, un budello stretto che taglia un pizzico di città in due, in quattro, in mille altri vicoli-prigioni. Nel vicolo si nasce, si muore, si finge una vita, un’altra; se ne vivono migliaia, fiato a fiato, uno sull’altro.
I due ragazzi arrivarono nel vicolo che era già sera, don Antonio il panettiere aveva già abbassato la serranda e pure Pascalino il salumiere. Solo il bar di don Saverio aveva ancora le luci accese; don Saverio era seduto al tavolino d’angolo, le luci basse e gli occhi incollati alla tazzina del caffè. A Napoli quella sera correva la lava dei Vergini, la pioggia battente aveva costretto il vicolo ad una chiusura anticipata, tutte le finestre erano chiuse.
Ogni finestra nel vicolo è una porta su un altro mondo; chiunque passi dal vicolo all’interno di una finestra, entra in un mondo diverso fatto di televisori accesi, di silenzi, di cene mute.
Il ragazzo aprì la porta del bar ed entrò senza parlare.